Oh-a-oh you were the first one

Oh-a-oh you were the first one

Dicono che i pazzi non sanno di esserlo.
Dal canto mio, ho appena sacrificato un congiuntivo per un motivabile compromesso stilistico: la frase in corsivo è nota alla massa così come l’avete letta.

Let’s take a short rewind:
Dicono che i pazzi non sappiano di esserlo.

Adesso l’espressione è grammaticalmente corretta ma suona male, è gonfia, scolastica.

Ero quindi di fronte a una scelta: sacrificare la grammatica per la forma oppure sacrificare la forma per la grammatica?
Ho scelto la terza via: sacrificare la grammatica per la forma puntualizzando la ratio a fondamento della scelta stilistica compiuta.

Risultato? Un pasticcio totale.

Analizziamo quindi la tortuosa complessità formale celantisi dietro qualche (apparentemente) innocente sintagma.

  • Ho chiosato affermando che “i pazzi non sanno di esserlo” (o se si vuole facendolo dire ad un non meglio precisato loro) [L1]
  • Quindi ho affermato di aver sacrificato un congiuntivo [L2]
  • Successivamente ho dichiarato di avere scelto “la terza via” trasformando l’enunciato di cui sopra in una proposizione del linguaggio oggetto nell’attimo in cui ho congiunto d’avere puntializzato la scelta stilistica [L3]
  • Infine ho affermato di voler analizzare la tortuosa complessità formale celantisi dietro qualche (apparentemente) innocente sintagma (con ciò mi sono implicitamente riferito a tutti i precedenti sintagmi) [L4]

Di grande interesse accademico la consapevolezza che ciascuna delle n azioni abbia richiesto un meta linguaggio Ln+1 ai fini della sua propria dicibilità.

Non solo, la proposizione “analizziamo quindi la tortuosa complessità formale celantisi dietro qualche (apparentemente) innocente sintagma” adopera un linguaggio ancora più esteso per esprimere il contenuto delle quattro precedenti azioni (ciascuna caratterizzata dal proprio linguaggio, metalinguaggio per quella precedente).

Loop

$ Anche la precedente proposizione, ove la si voglia richiamare, ha la caratteristica di essere il linguaggio oggetto della attuale proposizione, che ne costituisce la naturale estensione metalinguistica.

& Anche la precedente proposizione, ove la si voglia richiamare, ha la caratteristica di essere il linguaggio oggetto della attuale proposizione, che ne costituisce la naturale estensione metalinguistica.

£ Anche la precedente proposizione, ove la si voglia richiamare, ha la caratteristica di essere il linguaggio oggetto della attuale proposizione, che ne costituisce la naturale estensione metalinguistica.

) Anche la precedente proposizione, ove la si voglia richiamare, ha la caratteristica di essere il linguaggio oggetto della attuale proposizione, che ne costituisce la naturale estensione metalinguistica.

break;

Un uso sapiente dei succitati schemi retorici è condizone necessaria al fine di veicolare qualunque certezza contravvenendo alle naturali opposizioni psicologiche che una mente sufficiente matura tende a esibire di fronte al nuovo.

Necessaria ma non sufficiente

D’accordo, non c’è alcun bisogno di urlarlo. Necessaria sì, sufficiente no. Nel corso della mia vita ho spesso sperimentato, talvolta rendendomi scientemente ridicolo, le reazioni mentali dei miei interlocutori quando posti a confronto con certi stimoli verbali.


Ad esempio, cos’è patetico? Chi dopo avere eseguito una azione o pronunciato una frase, costringe l’azione svolta a traslare in un metalinguaggio che adopera per dare spiegazioni dell’azione medesima.

Cioè

Patetico: studente all’esame pronuncia una castroneria e nel maldestro tentativo di autoassoluzione afferma di essere emozionato. Vinto dalla tensione della presunta (sebbene non manifesta) reazione emotiva del docente alla sua dichiarazione, si affretta ad aggiungere che la succitata motivazione non è certamente una valida scusa per la sua impreparazione.
La corrente continua a trascinarlo nell’abbisso e chiosa imbarazzato “certo, naturalmente questo non è un suo problema”.

Lo studente è imprigionato in un loop che solo il buonsenso gli impone di interrompere. Ciò nonostante, sarà istintivamente captato dalla impellenza di fornire ulteriori spiegazioni per colmare la figuraccia appena fatta.

Un riferimento linguistico assoluto

Sorge spontanea la domanda se esista un limite superiore oltre il quale ogni linguaggio possa funzionare da metalinguaggio per sé stesso.
La domanda è ben posta e le soluzioni possibili sono due.

Prima possibilità

La prima possibilità è che il linguaggio sia autoreferenziale.
Ciò si realizza quotidianamente nel c.d. “linguaggio naturale” a mezzo dell’aggettivo dimostrativo quest* e/o codest* (in sgargiante flessione lgbt friendly) e più artificiosamente in tutti i calcoli dei predicati sufficientemente potenti da includere una Peano aritmetica per tramite della Godelizzazione degli enunciati.
Il pegno da pagare è l’indecidibilità formale di certe proposizioni e la conseguente incompletezza del linguaggio. Questi sono i limiti della dianoetica.

Seconda possibilità

La seconda possibilità è che il linguaggio sia silente.
Sentire è comunicare.
La fragola è buona senza che un metalinguaggio debba intervenire a comunicare l’incomunicabile. Il pegno da pagare è l’incomunicabilità. Questi sono i limiti della noetica.

I pazzi non sanno di esserlo

Tanto discettare per tracciare i contorni teorici affinché possiate comprendere l’inesplicabilità noetica dell’esperienza di cui mi appresto a mettervi a parte.

Ascoltando la canzone (che al solito vi lascio a tergo pagina), e precisamente al minuto 0:54, in corrispondenza dell’esplosione, la mia “first one”, tale F., è tornata bambina e insieme abbiamo giocato ancora una volta su quel divano, annusandoci con desiderio senza mai poterci avere.




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