Son malato d’addii

Son malato d’addii

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda

Luca (6, 39 – 45)

Son malato d’addii, qual è il tuo vizio?
L’arrivederci non è mai abbastanza.
Corteggio un fantasma
fatto di ricordi
Ha tre teste
fiele, presente e sconforto
Fiero egli sbarra il cammino
al viandante che osa avventurarsi
presso i sentieri che del vissuto sfidano le soglie
Chi ha il cuore di sfidare la bestia?
La porta è aperta, ma l’anima non concede
il lusso di una memoria sopita
Io non tollero più dolore, vieni a me eterno presente.
Ma nelle plumbee veglie dell’anima, quando la mente è assorta e la sentinella sopita
mi avventuro nel tormentoso crepaccio del tempo
e calpesto suoli di gaudio e tormento
terreni fertili di sudore,
calici gravidi di passione.
Prima che la sentinella si ridesti
sii tu il benvenuto nel tempo senza tempo
dove fiele e cicoria
distillano memorie
e tu sorseggi
il nettare
dell’esistenza

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