Diario di viaggio a Greccio e nella valle reatina

Diario di viaggio a Greccio e nella valle reatina

La diocesi di Acerra, recependo le istanze del suo vescovo Antonio Di Donna, ha promosso un pellegrinaggio a Greccio e nei luoghi santi della valle reatina. La partecipazione all’esperienza in terra francescana è stata generosamente cofinanziata dalle casse della diocesi.
Ho saputo dell’opportunità nel mese di Febbraio. Fortemente incuriosito dall’esperienza ho versato la mia quota e atteso il cinque Aprile, giorno previsto per la partenza.

Diario di viaggio a Greccio: Venerdì 5 Aprile

Lo spostamento è avvenuto in autobus. Alle ore 12 giungiamo presso l’Oasi di Greccio, la struttura preposta alla nostra accoglienza. Dopo qualche minuto speso nella sistemazione dei bagagli, il vescovo introduce il nutrito gruppo alla vita e le opere francescane. Segue pranzo in albergo.

La verde cornice degli appennini ha esornato di bello l’esperienza comunitaria.

Il primo pomeriggio visitiamo il santuario di Greccio, con annesso museo dei presepi. Segue quindi Santa messa celebrata dal vescovo e dagli altri parroci nella piccola ma accogliente chiesetta all’uopo concessaci.

La rustica bellezza dei luoghi è ristoro per l’anima. Ogni pietra racconta la millenaria storia di generazioni di uomini operosi che creavano comunità di lavoro e preghiera dove l’ordine morale e la pulizia vincevano gli umani eliciti di volontà e sopraffazione.
Ancora ebbri dalla poesia della valle brulicante di vita facciamo ritorno presso la residenza, dove saziamo gli appetiti del corpo. Giovani e meno giovani si lasciano quindi trasportare da un momento di animazione. Io che giovane non sono, ma neppure meno giovane, mi avvalgo del ristoro del sonno.
La nera notte fa il suo corso e al culmine della sua entelechia torna presso il non-essere, offrendo una certa liceità alle argomentazioni severiniane e cedendo infine il passo al giorno numinoso.
Sull’ontologia severiniana mi ripropongo spesso di scrivere qualcosa di più ma disattendo sempre l’impegno.

Diario di viaggio a Greccio: Sabato 6 Aprile

Non tutto il male viene per nuocere. Dopo una soddisfacente colazione e una breve (ma non troppo) catechesi del vescovo, ci avviamo presso fonte Colombo, luogo francescano di inestimabile virtù estetica.
Un malconsigliato autista segue una strada secondaria che allunga sensibilmente i tempi; in compenso abbiamo modo di osservare da vicino la realtà della valle reatina. Una verde distesa costellata da casupole in pietra e terreni fertili. Tutto a un tempo piccolissimo e grandissimo.

Benché afflitto dalla ingrombrante sovrapposizione della sagoma di mio cugino, non è difficile intuire il fascino bucolico del luogo.

Dopo appena un’ora si fa di nuovo ritorno in struttura per il pranzo.
Alle 15 il gruppo si accinge a muoversi presso la Foresta. Ivi incontriamo Bruno, custode di una piccola comunità di tossicodipendenti. Ci illustra il suo metodo di lavoro e sacrificio.
Tutto nella valle reatina è piccolo e tutto ama dirsi piccolo, come colui che per primo ne plasmò il genius loci. Questo perché se l’occhio (che peraltro tradì pure Francesco) è maggiormente incline alle cose grandi,

invero l’essenziale è invisibile agli occhi

– Il piccolo principe

Raccogliendo gli insegnamenti di Bruno ci lasciamo alle spalle la Foresta, non senza il personale rammarico di non avere accarezzato abbastanza i pasciuti gatti dal lungo pelo coabitanti del posto.

Partiamo per Poggio Bustone, una cittadina che nel passato ha rischiato a più riprese di essere abbandonata perché logisticamente poco raggiungibile. Un giovane e allegro frate ci accoglie nella chiesetta del paese.
Avverto l’urgenza di fare pipì prima dell’inizio dei vespri.
Quando sono di ritorno il rito è già iniziato. Non essendo un assiduo frequentatore di messe e ritiri di preghiera (sospetto di aver partecipato a più messe in tre giorni di pellegrinaggio che nell’intero arco della mia vita) non mi arrischio ad entrare e disturbare gli astanti nella ricerca di un posto a sedere.
Mi lascio invece avvincere dal richiamo della foresta che imponente si staglia a pochi passi dalla chiesa e mi rendo testimone dei suoni provenienti dal bosco. Ho anche la fortuna di scorgere due teneri gatti selvatici.

In serata rientriamo in struttura e consumiamo la cena. Nuovamente declino l’invito a partecipare a un momento di raccoglimento giovanile.

Diario di viaggio a Greccio: Domenica 7 Aprile

Alla messa domenicale segue partenza per le cascate delle Marmore. Durante la colazione festeggiamo il compleanno del caro don Alfonso. Varchiamo il confine umbro e ci immergiamo nelle spumeggianti cascate. Previdente e ben consigliato dall’istinto compro un poncho. Rivendico di essere riuscito nell’impresa di non macchiare alcun indumento di fango, financo la suola laterale delle scarpe.

Conclusioni

Il diffuso argomento ascrivente alla cattolicità la responsabilità dell’arretratezza culturale del meridione d’Italia non può rigettarsi a cuor leggero. Nondimeno, per quanto personamente debba concordare con certi presupposti ben teorizzati dal familismo amorale di Edward C. Banfield, non può espungersi dalla critica un dato scientificamente fattuale. L’Italia dei piccoli borghi, che è poi l’Italia delle avite bellezze, è ad appannaggio esclusivo della cattolicità. Piccolo è la parola d’ordine che ha reso grande l’Italia nel mondo. Piccole industrie a conduzione familiare che fanno grande il PIL del paese, piccole comunità di santi frati stacanovisti i quali, noncuranti di rinunce e sacrifici, forgiano comunità e costituiscono villaggi dalla grande bellezza.
L’unità che assorbe le sue parti, come il Dio cattolico che nella sua infinità grazia accoglie i suoi martiri.
Nella comunità di Bruno, un seme piccolo piccolo faceva una anguria grande grande.


Forse Francesco, nella sua ricercata piccolezza, intendeva trasmetterci proprio questo.
Così come l’Uno supera la somma delle sue parti, una comunità è fatta grande dal contributo di piccoli uomini.

Saluti da un (non poi così piccolo) me.

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