La primazia della poesia
Torno dopo un tempo escatologico a esornare di qualche parola nuova questo sito che si appresta in breve a festeggiare il suo quinto compleanno. Sono oramai sulla soglia di una decisione ardua, ma che non manca di logica. Questo spazio nasceva con un fine. C’era una teleologia a sorreggerne i propositi. Quel fine è caduto nel preciso attimo in cui raggiunsi il fondo. Dopo avere fatto esperienza del fondo, che a tutti gli effetti può dirsi uno stato dell’animo (oserei troppo se scrivessi – dell’essere -…?) il senso di confidarmi nella penombra del mio riflesso è cessato. Cinque anni intarsiati di gioie e di rimpianti, dolori e conquiste. In questo lungo frattempo ho potato l’anima. Delle persone mi hanno accompagnato, delle altre mi hanno lasciato. Chiesi io di mutare il piombo in oro. Quando si parte per un viaggio non si torna mai uguali, quindi si muore. Il fondo mi ha permesso di imbattermi nella primazia della poesia sulla prosa. La prosa dice, la poesia mostra. Anche la contaminazione della musica è esiziale. La poesia funziona perché rompe le regole del mondo. Nella prosa vale il principio di non contraddizione. Si dice qualcosa di qualcos’altro. E’ tutto un dire. La poesia mostra. E’ tutto un mostrare. La musicalità è intrinseca nella poesia; è sgarbato accompagnare il verbo. Esso ha in sé la sua musica. Altro non posso dire. Non perché sia vincolato al segreto, ma perché non può dirsi ciò che di niente si predica. Si può poetare. Da quando raggiunsi il fondo, solo la poesia titilla la mia ispirazione. L’ispirazione viene dalla volontà di potenza. Tre sono le sorgenti per l’uomo, due per la donna. Il sacro, la donna e la guerra invitano l’uomo, mentre la donna rifugge la guerra.
Si conclude qui il mio dire, principia il mio mostrare.
Nemasté