Für Klare

Für Klare

Presso la terra fertile lo spirito si dispiega a certe predisposizioni che elevano il cuore alle soglie del mondo. Nella morbosa tenaglia del cielo il cuore si rifiuta di incedere. Disperatamente gratta i confini dell’infinito, osservando oltre l’infrangibile soglia del tutto confusi momenti di meraviglianti vite passate.

Un segmento di una retta infinita che non ha principio e mai avrà traguardo, ma che in essa serba ogni presente che per l’anima sia valso la pena d’essere vissuto, foss’anche che questo abbia significato patire. Chi siamo noi per arrogarci il diritto di sindacare cosa l’anima giudichi importante? Talvolta, tra un abbandono e l’altro, proviamo a dissipare la nostalgia, l’io chiama alla carica la sua aurea ragione, convinto con questa di poter scalfire lo scoglio, ma l’onda è onda e il marmo sempre resiste il tempo.

Reliquie di ataviche memorie comandano cuori o scaglie di cuore governano ricordi?

Quale che sia la risposta, è sempre di parti che si tratta.

Che importa la parte quando scevra del suo tutto? Perché indugiamo eternamente su quelle incantevoli favole della mente che il senso comune si impone di chiamare ricordi? Il tutto è più della somma delle sue parti, perché allora tu riemergi e il resto tace? Una memoria, un fantasma del passato, una compagnia fedele tra una canzone e una risata. Perché il tuo sorriso mostra più di una, due, dodicimila vite? La verità è una scienza fluttuante, c’è di vero però che di te non fui mai sazio quando il tuo amore fu sinceramente dichiarato.

La tua insicurezza, le tue dolorose ansie, erano un nembo nel limpido chiarore di un amore mai nato. Inquietante credere che quando infine sarà approntata la primavera della tua anima, l’orchestra di dolci presagi che accompagnano il suono del ti amo risuonerà nel sangue di un altro uomo, un altro fortunato che avrai scelto pronunciando l’unica formula che il cuore di donna conosca “sei mio”. Quale schiavitù, quale gloriosa schiavitù abbraccerà quell’uomo, e quale altra scelta avrebbe al tuo cospetto? Di cosa è degno chi è scelto dal tuo amore se non di vivere calpestato dai tuoi capricci? E se questo non infirma già abbastanza le certezze del filosofo, tu che sei parte, brilli di mille altre grazie.

Smeraldi numinosi pieni di sapere. Il sapere di chi sa perché vede, distillato del prelibato nettare che soltanto l’amore di donna può offrire. Ambìto dal cuore, desiderato dalla mente. Lasciamo l’assenzio e l’idromele agli dei, noi ci abbeveriamo dell’amore della femmina! Lasciamo il santo Graal ai templari, noi veneriamo la splendente donna che la nostra pelle brama.

Non sapete, esseri eterni, cosa vi negate in cambio della vostra immortalità. Trastullatevi dei vostri godimenti, io mi accontento del suo ricordo.


Ricordo di lei le sue labbra, i sorrisi che concedeva, i baci che dispensava. Fiele a un tempo di dolore e voluttà. Arbitro delle mie giornate. Ricordo di lei le sue mani, pallide e irresistibili, i bianchi seni e i polsi delicati. Ricordo di lei il suo volto, sobrio e ammiccante. Il volto è il vero spettro di ogni ricordo, poiché questi cela gli occhi, rocca eterna dell’anima inespugnata. Guardare il volto vuol dire bramare la fortezza: volerla assediare finendone assediati.

Quant’è penoso l’amore! Il guerrafondaio diventa lo schiavo di guerra, il barbaro l’animale domestico! Ogni tua curva è delizia, ogni lembo di pelle una conquista. I tuoi piedi coronano la perfezione delle tue forme, la sola e tortuosa via al tuo cuore. Cosa fosti per me, nemmeno un dio può dirlo.

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