Dimenticarsi il giorno dopo

Dimenticarsi il giorno dopo

Ciascuno di noi possiede una bussola il cui scopo è tracciare la rotta delle proprie azioni, dando un senso all’agire pratico e alle piccole e grandi scelte quotidiane. L’epoca corrente ha introdotto elementi di forte e drammatico disturbo. La rotta è compromessa perché incombe sopra di noi una gigantesca tempesta magnetica. Fuor di metafora, la pietra d’angolo della modernità è la seduzione. Essa democraticamente abbaglia donne e uomini, li irretisce con false promesse, li tenta con idoli bugiardi e poi li scaglia nell’abisso profondo della disperazione.

Ciascuno di noi possiede una bussola.

Nel breve corso della mia giovane età ho frequentato un discreto numero di donne. I più ammiccherebbero, complimentandosi con genuino cameratismo per le mie conquiste. Non comprendono l’entità del sacrificio che ciò ha comportato.
Ho appreso a mie spese che la verginità non è la banale carnalità cui la comune semantica attribuisce valore sociale, nè il mero espletamento dell’atto sessuale.
La verginità, al di là del sensus gentium, è una condizione ben più profonda. E’ la intima opportunità di produrre legami imperituri tra due anime, ma affinché ciò abbia a compiersi, la condicio sine qua non è l’ingenuità. Ho già tracciato l’eziologia del fenomeno. Volendo tuttavia risparmiare moleste seccature al lettore, propongo un distillato di poche righe che tracci la cornice del problema.

Un gelato ai mille gusti più uno

Chi di voi ricorda la sua prima esperienza col gelato?
Probabilmente nessuno, ma per tutti (o quasi) la successione di eventi è stata la seguente:
ad una certa fase della vostra vita, siete stati contaminati dall’esperienza del nuovo sapore.
“Che cos’è questo?” vi siete domandati, e subito dopo ve ne siete innamorati. “Ancora”, è stato il vostro secondo pensiero. Dal quel fatidico istante, voi e il gelato diventate una cosa sola, non sapete rinunciarvi.
Conoscete solo l’esperienza della fragola. Il gelato è per voi la fragola. Sublime, incomunicabile. Un bel giorno il papà vi accompagna in gelateria. “Andiamo a prendere il gelato”. Delizioso, pensate voi. Vi torna alla mente il sapore agrodolce della fragola, pregustate il simposio di sensi e colori che vi colpì la prima volta. Siete impazienti. Entrati nella gelateria, il papà vi solleva e vi intima “scegli”.

Mentre continuate a succhiarvi il pollice guardate sbigottiti il vetro e i mille colori che dietro i riflessi del metallo si dipanano alla vista.
“Allora non ne esiste solo uno?”, guardate per un attimo vostro padre, poi volgete nuovamente lo sguardo al bancone e vi perdete. Dopo qualche istante indicate un colore, uno qualunque, “cioccolato”. Ricevete l’agognato premio per la vostra pazienza e vi tuffate di nuovo nell’empireo di ghiaccio e zucchero. Vi emozionate, quasi quanto la prima volta, ma stavolta qualcosa è diverso. Ora voi già sapete. E’ accaduto l’inevitabile. Il gelato è diventato un gelato.

Più ne assaporate, più indugiate sui diversi gusti e vi contaminate di conoscenza, più l’articolo indeterminativo assume rilievi sempre più scontati.
Uno tra tanti.
Buono sì, ma non speciale.

Come ho perduto la mia verginità

Io sono quel bambino. Solo che ogni gusto era una donna.
Non disdegno di assaggiarne ancora, come non mi dispiacerebbe gustare un buon gelato, oramai però la donna è una donna. Non sono più vergine.
Questa è l’essenza della modernità. Siamo contaminati dalla volontà di esperire, gustare, usare, cercare. Abbiamo perduto il gusto della fragola.

Ciascuno di noi possiede una bussola. Paenitet.

Mi rivolgo a quella pletora di donne e uomini che ancora reclama il suo gelato.
Io vi invidio, perché quando infine giungerà anche il vostro tempo, tornerete bambini. Vi auguro allora che la fragola sia per sempre fragola.
Personalmente ho due scelte: continuare a rimpinzarmi di gelato o tornare alla fragola. Mi piacerebbe tanto quest’ultima eventualità, ma le persone non sono gusti e non si possono reclamare a proprio piacimento.
Se siete vergini rimanetelo, o rischiate di dimenticarvi il giorno dopo.
Ciascuno di noi possiede una bussola, impariamo ad usarla.

Questo è dedicato al mio primo amore.

Tschüss!


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