Pomodori blu e fidanzate immaginarie

Pomodori blu e fidanzate immaginarie

Perché un pomodoro non può essere una fidanzata?
E perché il blu non è rosso?
La risposta dotta è che nel mondo dell’io vale il principio primo (altresì noto come principio di non contraddizione).
L’inventore di questa disgrazia fu Aristotele e il suo postulato recitava pressappoco la seguente filastrocca: è impossibile che al tempo stesso e al medesimo rispetto, un attributo sia e non sia riferito al medesimo ente.
Un enunciato tanto potente e denso di conseguenze da necessitare approfondimenti ulteriori non esauribili nelle esigue righe di un articolo.

Certo, a chi non piacerebbe una fidanzata per pomodoro? O dovrei dire un pomodoro per fidanzata? Quello che conta è che il principio in questione afferma tutti i copiosi limiti dell’umano intelletto.

Più nello specifico, suggerisce l’impossibilità di elaborare due nozioni a un tempo. Il motivo è presto detto. Si supponga (e questa è l’ipotesi meno conservativa) che la tua fidanzata esista davvero. E che esistano anche i pomodori. Per “esistere” intendo quel naturale quanto conturbante esercizio di intelletto che ci convince di esperire un oggetto come esterno a noi.

Ipotizziamo inoltre che il pomodoro, con tanto di aristotelica pernacchia, vìoli il principio primo. Accadrebbe che esso potrebbe predicarsi di due differenti attributi (l’essere rosso e l’essere blu, a un tempo).
Cosa implicherebbe ciò?
Per il pomodoro nulla, per la nostra mente l’impossibilità di mettere a fuoco contemporaneamente due proprietà che essa percepisce come antinomiche (o comunque non equipollenti).

Nella psicologia della Gestalt si incontrano simili sfumature semantiche. In tal caso l’io è costretto a figurarsi le due semantiche, e non senza qualche malcelata difficoltà, in rapida successione.

A chi pertiene detto limite se non al nostro io?

Costellazioni intelligenti

Una certa vulgata (affatto volgare) che rapisce il senso comune della scienza contemporanea vorrebbe attribuire al nostro cervello le facoltà di pensare, coscienziare, ragionare, fingersi fidanzati e deambulare assorti nel mistico rapimento delle suggestioni del sogno.

Costellazioni di neuroni, brandelli di materia rispondenti all’elicito della fisica e delle sue leggi, la cui frenetica collaborazione avrebbe il pregio di creare il pensiero.

Non è mai naturalmente presa in esame l’ipotesi che il pensiero possa ricambiare il favore e creare la materia.

È infatti tutta qui la carnevalesca essenza del Kali Yuga

Lungi da me volere infierire oltre sulla potente scienza che mi concede lavoro e sostentamento, ma è francamente necessario setacciare le comiche conseguenza della perplimente pretesa nichilista che un ammasso di cellule possa produrre il pensiero.

Azzardiamo a tale scopo l’assunto che sistemi complessi possano predicarsi di attributi che non pertengono alle loro parti. Ciò non dovrebbe scandalizzare, stante la sorprendente capacità delle reti neurali di classificare e riconoscere oggetti: proprietà di cui certamente il singolo transistor non può predicarsi.

Questo tuttavia richiamerebbe un animismo de facto, sicché, qualunque sistema dinamico complesso può attribuirsi il medesimo fregio. Perché allora impedirsi di credere che ammassi intestellari, aventi indicativamente la medesima struttura del cervello umano e obbedenti a leggi fisiche non disismili, non possano, come i neuroni, costruire una grande coscienza globale, giungendo a sviluppare financo il senso di sé e l’illusione di possedere una fidanzata?

Personalmente sono orientato a non disdegnare conclusioni dal sapore olistico come quella a cui siamo giunti, sennonchè il fine dei precedenti vaneggiamenti era più volgarmente la messa a fuoco delle ipocrite velleità e gli sconsiderati accessi di certe posizioni atee e materialiste, altro non fosse per la fiorente disponibilità di conclusioni indecidibili ascrivibili alla sottodeterminazione delle teorie scientifiche.

In definitiva, il fazioso rifiuto di fenomeni non scientificizzabili atti ad escludere con premurose contorsioni verbali ogni forma di conoscenza spirituale si ritorce contro
gli stessi assertori del materialismo sotto le mentite spoglie di un animismo ancora più vago e spicciolo.

Articolo dedicato ad E. e ai nostri abbracci.

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