L’Italia nel prossimo futuro

L’Italia nel prossimo futuro

L’Italia nel prossimo futuro

Non giova all’uomo saggio compromettersi con previsioni circa gli eventi futuri.
L’essenza dell’Occidente è nella sorte in dote al suo nome.
Occidente è infatti ciò che torna al n-iente. E’ l’Essere che ritraendosi congeda l’io, tornando alla letheia e costringendo l’uomo al giogo dei nomi.
L’uomo gettato nell’età dell’ente, o meglio, dell’occid-ente, è come un cieco che accende un lume per vedere.
Il legein ti kata tinos diviene per l’io l’unica fonte (inquinata) di conoscenza.
L’indagine speculativa, molto prossima alla doxa, che scalza il noein è la frontiera decisiva del sapere.
Speculare, da speculum, è l’azione del proiettare.
L’uomo proietta e progetta. Pro-iectare è l’atto di gettare qualcosa avanti. Assai simile al tedesco vor-stellen, immaginare, introdurre, esibire.

La costante di tutti questi verbi è la necessità quasi decisiva di avere qualcosa di fronte a qualcosa di altro.
L’ente dinanzi all’io, l’effetto davanti alla causa.

Cessando di essere e principiando a proiettare, il mondo occidentale ha assunto a cartina di tornasole il principio di causalità. Il modus ponendo ponens, che nella sua sistematicità ha sancito l’ingresso definitivo dell’umanità nell’età dell’ente, è assunto a cifra universale del mondo.

Il principio di non contraddizione e la generalizzazione sigillano le sorti dell’Essere, confinando l’ente nel περίμετρος dell’io, precludendone il libero accadimento.

L’Apeiron che tutto avvince e tutto abbraccia diviene esso stesso un oggetto dell’io, un ente qualunque, battezzando l’ascesa del nichilismo.

Non è saggio pre-vedere, perché tutto quanto l’uomo moderno può fregiarsi di prevedere è ciò che già è, quel feticcio di ente che l’io ignaro e confuso crea per resistere al caos del divenire, ma l’Essere è folgore tuonante e rombo di tuono.

E l’Italia…

Prevediamo dunque ciò che già è.
Un’Italia spaventata, senza tattica né strategia, in balia del caos e privata di ogni certezza.
Le più banali inferenze sono vacue tautologie là dove l’Essere ha abbandonato l’uomo alla sua sorte.

“Più non son gli dèi fuggiti e ancor non sono i venienti

Questo, fratelli, è quanto di più confortante possa udire un uomo, poiché solo quando la massima indigenza avrà trafitto il mondo, il male mieterà la sua ultima vittima: sé stesso.
Sarà allora che ogni scienza crollerà. Vedrete il cielo squarciarsi e il Cristo cacciare i mercanti dal tempio.
Questo caos, amici, è l’alba dell’Uomo nuovo.
Confidate in Dio, e Lui vi renderà immortali.


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